chi siamo

Confcooperative Marche è una struttura territoriale della Confederazione Cooperative Italiane , la principale organizzazione, giuridicamente riconosciuta, di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo e delle imprese sociali.
Si ispira ai principi cooperativi fissati e periodicamente aggiornati dall’ ACI (Alleanza Cooperativa Internazionale) e ai Principi ed alla tradizione della dottrina sociale della Chiesa.
Nelle Marche Confcooperative è articolata in 4 Unioni Provinciali e/o Interprovinciali, con sede presso i capoluoghi delle province marchigiane, e in 7 Federazioni regionali di settore.


LA STORIA

 

Nel 1974 le Unioni Provinciali delle cooperative e Mutue delle Marche celebrano i loro congressi dai quali scaturisce la decisione di dare vita all’Unione Marchigiana delle Cooperative e Mutue, che si costituisce il 14 dicembre dello stesso anno con un congresso costituente al quale partecipano i rappresentanti delle Unioni provinciali, della Federazione regionale delle Casse Rurali ed Artigiane, del CECAM e di altri organismi cooperative ed associativi.

Le Unioni Provinciali si erano ricostituite nel primo dopoguerra dopo lo scioglimento di ogni libera espressione democratica avvenuto per opera del regime fascista.

Il 22 marzo del 1949 si ricostituisce l’Unione Provinciale delle Cooperative e Mutue di Macerata, il 14 novembre quella di Ancona ed il 28 novembre quella di Ascoli Piceno, mentre l’Unione Provinciale delle Cooperative e Mutue di Pesaro si ricostituì il 29 maggio del 1949.

Il primo fermento, certo, del movimento cooperativo di ispirazione cristiana , nelle Marche, lo possiamo dedurre dal numero di “Voce Misena”, uscito il tre settembre del 1921 dove si legge, tra l’altro: “D’intesa con i dirigenti delle organizzazioni nazionali, si è venuti nella determinazione di indire per i giorni 19 e 20 settembre p.v. in Senigallia un Congresso regionale della cooperazione. L’importanza di tale Congresso sta nella necessità assoluta di venire ad un coordinamento preciso di tutte le attività cooperativistiche che in un consolante risveglio vanno delineandosi per la nostra regione”.

Negli ultimi anni dell’800, primi anni del 900, nella zona dell’alto senigalliese sono molto attivi i movimenti di difesa dei lavoratori della terra in generale e dei mezzadri in particolare. Era molto sentita l’esigenza di accorciare le distanze tra il mezzadro ed il concedente. In altri termini, il contratto di mezzadria era vantaggioso per il proprietario e troppo sfavorevole per il mezzadro.

Nascono così le Leghe operaie e contadine che danno vita alle Unioni agricole di miglioramento. Intorno all’inizio della prima guerra mondiale, queste si trasformeranno in cooperative agricole.

Poi sullo scenario socio economico appare il Partito Nazionale Fascista che pian, piano scioglie quasi tutte le espressioni democratiche ed affinché si possa parlare di libera cooperazione bisognerà attendere la fine della seconda guerra mondiale.

Dagli ultimi anni della prima metà del XX secolo fino alla fine ogni decennio sarà caratterizzato dall’entrata sulla scena socio economica regionale di un comparto cooperativo che rende protagonista una determinata categoria sociale.

Gli anni 50 sono caratterizzati dalla presenza di cooperative di consumo, della pesca e di credito. Con gli anni 60 entra sulla scena un nuovo settore della cooperazione: quella agricola, mentre all’inizio degli anni 70 si costituiscono le prime cooperative edilizie che rendono protagonista da questo decennio la cooperazione edilizia di abitazione.

La metà degli anni ’70 si caratterizza per l’accentuarsi di una crisi economica ed occupazionale che investe soprattutto il pianeta giovanile all’interno del quale si stimano un milione e quattrocentomila disoccupati in tutta Italia dei quali il 60% tra diplomati e laureati. Molti giovani vedono nella formula cooperativa una via di sbocco alla disoccupazione ed in questi anni si costituiscono molte cooperative di servizi.

Al contempo si sviluppano anche importanti cooperative nel settore agricolo, a larga base sociale e si sviluppano i consorzi cooperativi a livello provinciale e regionale che possono affrontare l’organizzazione produttiva e commerciale sul piano agroalimentare.

Siamo giunti agli anni ottanta quando una crisi economica mette a nudo alcuni problemi strutturali ed altri gestionali di alcune aziende che cercano e spesso trovano nella formula cooperativa la soluzioni di alcuni loro mali: nascono le cooperative di produzione e lavoro che si rendono protagoniste della cooperazione degli anni ottanta.

Negli anni novanta, alla fine del secolo, la società si accorge che avendo spinto forte in avanti c’è chi è rimasto indietro: sono gli anziani, i disabili, le cosiddette categorie a rischio o sensibili. Nascono le cooperative di solidarietà sociale non solo per l’assistenza a queste categorie, ma anche per il loro inserimento nel mondo del lavoro.

 

“La cooperazione Marchigiana alle soglie del terzo millennio”
a cura di Marino Cesaroni e Giovanni Casci Ceccacci, edizioni La balausta, Ancona, Tipografia Coopergraf 1992.