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(da sx:
Massimo Stronati,Giuseppe Guerini, Eraldo Giangiacomi)
(12.05.2011)
Il 12 maggio 2011
a Loreto, presso il Centro Giovanni Paolo
II, si sono incontrate le cooperative sociali aderenti a
Confcooperative Marche, per interrogarsi sul ruolo che hanno
nella società marchigiana per il mantenimento dell’attuale
sistema di welfare. L’occasione di questa riflessione derivava
dalla necessità di un confronto con il Presidente
nazionale di Federsolidarietà Giuseppe Guerini (per
capire l’evoluzione degli scenari nazionali), e con l’Assessore
regionale alle Politiche Sociali Luca Marconi (per
individuare le nuove linee di azione che in questo settore sono
state attivate dalla Regione Marche). Introdotta da un saluto
del Presidente di Confcooperative Marche Massimo Stronati,
e da alcune elaborazioni culturali del Presidente
regionale di Federsolidarietà Eraldo Giangiacomi, la
discussione si è incentrata su questi punti:
1 - La globalizzazione obbliga la
cooperazione sociale ad una profonda riflessione, non solo sul
suo ruolo nella società, ma anche sul significato che possono
acquisire i rapporti con le componenti sociali con cui viene
realizzato lo “scambio” per la costruzione di una “economia
civile”. Fino ad oggi sono stati valutati i rapporti con gli
utenti, con i cittadini e con la politica per la qualità dei
“beni e i servizi” prodotti, mettendo in secondo piano i “modi”
per raggiungerli: ossia l’alto contenuto di “relazionalità”. Ma
la peculiarità della cooperazione sociale è proprio il “modo”
per produrre “beni e servizi”, e questo va valorizzato e
riportato al “centro” del dibattito e del nostro rapporto con
tutti gli altri soggetti.
2 - Le cooperative sociali delle Marche
hanno sviluppato la loro azione per rispondere ai bisogni
collettivi mettendosi a fianco dell’Ente Pubblico nel fornire le
risposte. Questa modalità ha minimizzato i motivi di conflitto,
nel tentativo di farci interpreti di interessi pubblici e
anticipare, in forma propositiva, la soluzione di problemi. Ma
il rischio che si corre oggi è di essere percepiti come “costi
da contenere” anziché “risorsa da coltivare”, pertanto va
recuperata la funzione della cooperazione sociale in maniera
maggiormente dialettica e propositiva.
3 - Sulla cooperazione sociale di tipo B
si stanno riversando aspettative e pressioni occupazionali
sempre più consistenti e difficili da sostenere. L’attuale crisi
favorisce una richiesta di inclusione lavorativa anche per
persone che non godono dei sussidi delle politiche attive del
lavoro e non riescono ad usare i tradizionali canali dei servizi
per l’impiego, ma nonostante ciò le commesse di lavoro per le
cooperative sociali di tipo B diminuiscono. Così pure le
provvidenze a sostegno degli inserimenti di persone con più
marcata disabilità o ridotta autonomia. Le amministrazioni
locali non riescono a comprendere e a mettere a bilancio il
“doppio prodotto” effettivamente fornito dalle cooperative di
tipo B. Sicché il costo di tale servizio finisce per pesare
sulla riduzione o sul frazionamento dei tempi occupazionali o
essere riversato sulle famiglie. Occorre una capacità di
innovazione, ma al tempo stesso di “rivendicazione efficace”
verso le Istituzioni Pubbliche.
4 - Qualche giorno fa la Conferenza
Episcopale Marchigiana ha promosso un seminario dal titolo
evocativo: “Ripensare al lavoro che c’è, inventare il lavoro che
non c’è”, dove ci sono state significative testimonianze di
alcune nostre cooperative sociali. Il lavoro possibile nasce da
una fantasia e da una intelligenza che si pone all’ascolto dei
reali bisogni della società. Da qui una obbligata apertura a
bisogni e mercati non pubblici con una prospettive differenziate
per le varie tipologie di cooperative sociali. Ne segue un forte
ripensamento della mission per le tipo “A”, e una frontiera
ricca di stimoli e possibilità per le “B” che riescano a
costruire capitale umano, tecnologico e finanziario. I settori
socio-sanitario, dell’istruzione, della cultura, del turismo,
dell’ambiente, dell’housing sociale sono altrettanti campi nei
quali si stanno sviluppando iniziative innovative: un segnale
importante su cui proseguire le sperimentazioni e le conseguenti
elaborazioni culturali.
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